Iran dopo l’attacco Usa: come sta preparando la successione a Khameni

Alla luce dell’attacco Usa del febbraio/marzo 2026 nel quale ha portato anche alla morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, è iniziato il processo di nomina della nuova Guida Suprema in Iran con una fase di transizione mai vista prima.

Ecco come funziona la nomina in Iran, basandosi sull’assetto dopo l’attacco Usa

Ai sensi dell’articolo 111 della Costituzione, in caso di morte della Guida Suprema il potere passa ad un consiglio ad interim. Ne fanno parte il Presidente in carica, il capo della magistratura e un giurista religioso selezionato dal Consiglio dei Guardiani. L’Ayatollah ad interim Alireza Arafi ricopre questo terzo posto cruciale, la sua scelta che, secondo diversi analisti, è stata sorprendente. Arafi, infatti, non risultava tra i principali accreditati alla successione. Tuttavia, questa decisione rappresenta il segnale di quanto Teheran abbia rivolto le attenzioni verso una delle principali falle di sicurezza. Adesso svolgerà il ruolo di cercare dare una stabilità intanto che ci sarà la nuova nomina della Guida Suprema.

Intanto sarà l’Assemblea degli Esperti, organo composto da religiosi islamici di alto rango, a selezionare il prossimo Leader Supremo permanente, attraverso un processo che prevede valutazioni teologiche e politiche rigorose. L’Assemblea degli Esperti, composta da circa 88 religiosi eletti, avrà il compito costituzionale di individuare una figura con autorevolezza teologica e capacità di guida politica.

Chi è Alireza Arafi  è una figura di primo piano del clero sciita. Ha guidato i seminari religiosi di Qom, uno dei centri teologici più influenti del mondo sciita.
Pur appartenendo all’establishment religioso tradizionale, Arafi è descritto come “un religioso attento alle trasformazioni tecnologiche” e al loro rapporto con la dottrina religiosa sciita. In più occasioni ha sottolineato l’importanza di sfruttare gli strumenti moderni e l’AI, per la diffusione del messaggio religioso e ideologico dello sciismo islamico a livello globale. Insieme al Presidente Masoud Pezeshkian e al Capo della Magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, Arafi dovrà cercare di garantire la stabilità e la continuità delle istituzioni. In questo senso, la capacità di adattare rigore dottrinale alle nuove istanze sarebbe anche funzionale ad incontrare il favore delle generazioni più giovani all’interno dell’apparato istituzionale iraniano.

Alcuni nomi che potrebbero sostituire Khamenei dopo l’attacco Usa

  • Alireza Arafi: È tra i candidati più influenti, attuale membro del Consiglio dei Guardiani e dell’Assemblea degli Esperti. Arafi è stato nominato nel consiglio di leadership provvisorio dopo la morte di Khamenei e dirige il sistema dei seminari iraniani.
  • Mojtaba Khamenei: Figlio di Ali Khamenei, è considerato un forte candidato tra i conservatori e possiede un notevole peso politico all’interno delle Guardie della Rivoluzione (IRGC). Tuttavia, la successione padre-figlio è vista con scetticismo da alcuni in Iran, ricordando la monarchia rovesciata nel 1979.
  • Ali Larijani: Ex presidente del Parlamento e figura di spicco dell’élite clericale, spesso considerato più pragmatico, Larijani è stato segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e ha un solido background politico.
  • Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i: Attuale capo del sistema giudiziario iraniano e parte del consiglio di leadership provvisorio. Gode di fiducia nei settori della sicurezza e possiede una vasta esperienza amministrativa.
  • Hassan Khomeini: Nipote del fondatore della Repubblica Islamica, Ruhollah Khomeini. È visto come un profilo più “relativamente moderato” e potrebbe agire da ponte, sebbene non abbia mai ricoperto alte cariche governative.
  • Mohammad-Mahdi Mirbagheri: Un chierico senior conservatore, influente all’interno dell’Assemblea degli Esperti e molto popolare tra le frange più radicali (hard-liner).
  • Ali Asghar Hejazi: Intelligence e figura chiave all’interno dell’ufficio di Khamenei, noto per essere un insider del cerchio ristretto, sebbene circolassero notizie sulla sua morte nel 2026.

La situazione è in rapida evoluzione e la nomina dipenderà dal bilanciamento di potere tra l’Assemblea degli Esperti, l’Esercito dei Pasdaran e le fazioni politiche interne

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